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venerdì, gennaio 18, 2013

Imo a Roma


E alla fine ho ceduto. Così, ancora un po' tramortito dalle ingenti quantità di alcoolici trangugiate durante il periodo vacanziero, mi sono accollato il posto di un amico che non riuscirà ad esserci a Roma verso metà marzo.

"Perché? Cosa c'è a metà marzo a Roma?" vi starete chiedendo.

Semplice, ci sarà la celeberrima, magnifica, incommensurabile 19° maratona della città eterna.
Migliaia di atleti si daranno battaglia su questi 42 chilometri che si snodano su un percorso epico, costellato di monumenti imbevuti di secoli di storia e di civiltà... mentre io battaglierò contro me stesso per arrivare sano e salvo alla fine di questa prima faticaccia sui sampietrini!


giovedì, febbraio 25, 2010

Day 347, Correre. poi Cadere. e Rialzarsi

Giorni di full-immersion in quello che è il sistema sanitario francese per me in questi giorni.
Siccome il dolore al ginocchio sinistro si ripresentava ad ogni sacrosanto allenamento, all'inizio della scorsa settimana decisi di andar dal medico dello sport per prenotare un esame più approfondito.
Mi fece una breve e sommaria visita al termine della quale mi fissò una risonanza magnetica, che si sarebbe svolta nel giovedì successivo.

Dopo soli due giorni mi trovavo quindi in quella stanza, a tu-per-tu col macchinario dalla grande bocca bianca, pronta a divorarmi.
Venti minuti di briiippp, sdriieeeeng, twuiiiiuuiiii dopo già comparivano delle immagini bianche su sfondo blu su uno schermo panoramico nella sala "macchine" del centro di radiologia del 7° arrondissement.
Un'altra decina di minuti e mi vedevo consegnare il plico, con le stampe, un foglio di commenti e pure il cd con su tutte le immagini della mia cara articolazione.

Appena arrivato a casa, già provavo a decifrare il testo scritto dal medico, con non poche difficoltà. Da quanto riuscii a capire però, non parevano esserci lesioni, né a livello di menischi, né di legamenti. "Conflitto a livello del tensore della fascia lata e del condilo femorale esterno" fu il responso del traduttore su quella che era la frase fulcro della diagnosi.

Alcuni giorni dopo, feci quindi ritorno dal medico dello sport con la preziosa cartellina nello zaino e un garbuglio di domande nella testa. Lui, dopo i saluti e convenevoli, prese le stampe e si mise ad esaminarle, senza neanche degnare di uno sguardo i commenti dell'ortopedico.

(E' una cosa che avevo già notato un'altra volta. Non so perché, ma i medici in genere si rifiutano di leggere le osservazioni dei colleghi. Deve essere una sorta di orgoglio professionale. Oppure la diagnosi per loro è talmente facile una volta viste le immagini della RM che tutto il resto è inutile. Boh!)

Tuttavia, dopo alcuni secondi di silenzio mi disse quello che ahimè temevo sin dall'inizio. "Stop agli allenamenti per una decina di giorni, almeno. Solo dopo potrà riprendere gradualmente, con del nuoto ed eventualmente delle sedute di chinesiologia come coadiuvante. L'unica terapia che le consiglio è dunque il riposo."

Preciso però che un po' mi ero già preparato. Del resto è normale intimare il riposo e non forzare l'articolazione inutilmente. Ma d'altro canto speravo anche di contare su qualche altra terapia per accelerare un po' il recupero, tipo delle sedute di laser o di ultrasuoni.
E invece niente.


A questo punto, mancando meno di un mese e mezzo alla maratona, mi sa proprio che ci dovrò rinunciare. Non mi viene facile dirlo, dopo quasi sette mesi di allenamento, tra caldo, pioggia e neve in più di un'occasione. Son convinto però che sia meglio non rischiare, lasciare che il dolore passi e solo dopo recuperare per gradi.

Del resto non sarà questa l'ultima maratona che organizzano a Parigi, né Parigi stessa è l'unica città in cui si svolge.

Senza contare che oltre al fine, oltre alla maratona voglio dire, ciò che mi ha segnato positivamente è stato il mezzo, l'allenamento in sé. Per una moltitudine di motivi. Per il tenersi in forma, certo, ma anche per lo scoprire strade nuove e soprattutto per il tempo passato da solo, quando sai che hai una distanza, un obiettivo da raggiungere, e puoi contare solo sulle tue forze. E l'unica cosa che senti è il tuo respiro. A volte più affannato, altre più regolare.

E' per questo forse che non mi spiace troppo il fatto di perdere l'appuntamento dell'11 aprile. Perché in realtà quello che più mi sta a cuore è di rimettermi in forma, e tornare ad correre.
Un'altra meta la si troverà sempre.

giovedì, settembre 24, 2009

Day 184, Con un numero a 5 cifre sul petto

E' andata. E' ufficiale. E' deciso e non si torna indietro.
Mi son recato sulla pagina dedicata, ho pigiato sul bottone apposito, inserito i miei dati e sborsato il contante. Ho dovuto persino indicare una stima del tempo totale che ci impiegherò.
Inutile precisare che ho banfato alla grande. Ma se non ci credo io, chi altro lo farà?
E alla fine mi è stato assegnato il numero: 12750.

Dopodichè ho chiuso subito tutto, perché sto conto alla rovescia mi faceva anche troppo venire l'ansia.


Mi sono iscritto alla maratona, si diceva.
E per rimarcare il mio impegno questa settimana ho già saltato due allenamenti.
Bene così.

mercoledì, settembre 16, 2009

Day 176, Altro che redbull

Oggi mentre correvo ho fatto una riflessione. Semplice e lineare, mi sarà di aiuto quest'autunno, ne sono certo.
Anzi è proprio così semplice che non capisco perché non me ne sia accorto le altre volte che sono andato a correre. E non sono poche ultimamente.
Per chi ne fosse all'oscuro infatti ho deciso che parteciperò alla prossima maratona di Parigi.
Se uscirò vivo dagli allenamenti si intende.

Non che mi sia svegliato un giorno e così, puff da oggi si fa questo, eh. "Mi va di correre e facciamo le cose in grande". No no. Mi ha convinto S. Lui l'ha già fatta una maratona e per questo ha tutta la mia stima.
Ad ogni modo ho seguito la ricetta, perchè io son fatto così. Ho comprato le scarpe come si deve, con l'aria, i cuscinetti e quelle robe lì per non stressare troppo le gambe. Ho scaricato la tabellina degli allenamenti divisa per settimane. Ho tirato fuori dalla valigia i pantaloncini e canottiere traspiranti.
Il più è fatto insomma. Ora devo solo più correre.

Però non sempre ne ho voglia. Magari si è fatto tardi la sera prima (perché sì, si corre anche e soprattutto il sabato e la domenica). O magari son uscito tardi da lavoro, devo ancora fare la lavatrice, argh anche il frigo è vuoto. Oppure si è saltata la merenda, un'istituzione che ha per me del sacro e quindi rispetto dai tempi che furono di Bim Bum Bam alle quattro.

Quello che volevo dire all'inizio è che più ho crucci per la testa e più corro veloce. Forse nell'inconscio tentativo di lasciarmeli dietro.
Buono a sapersi.
Sarà meno contento invece il mio ginocchio destro che ha deciso proprio oggi di rifarsi sentire. Alla facciazza mia e delle scarpe con le molle.