Si conclude oggi questa settimana anomala.
Anomala per il ritorno alle lezioni, è chiaro. Alla matematica, zeppa di quei geroglifici che all'inizio anche ti ci sforzi di capire, e ti rimbocchi le maniche, ma presto o tardi ti travolge implacabile.
Agli appunti, con una grafia che più passano gli anni e più stento a comprendere io stesso.
Alle slides, che se hanno più di tre concetti dentro non ci si raccapezza più, ma non tutti lo sanno.
Alle pause, che più si avvicinano e più ti ritrovi a fissare l'orologio, sperando invano che le lancette prendano a girare vorticosamente verso l'ora X.
Ai termos col thé, una pensata arguta, a cui io non sarei mai arrivato, e che si è rivelata un toccasana stando in quell'aula là, più fredda pure del corridoio.
E infine alle pennichelle pomeridiane, inevitabili con certe combinazioni particolari (ma poi neanche tanto) di cibi a pranzo e spiegazioni in aula.
venerdì, gennaio 22, 2010
Day 313, Still cycling
Strana la vita di chi sceglie la bici tutti i giorni, non sono ancora entrato molto bene nell'ottica, lo devo ammettere. Legarla, scegliere bene il percorso, attenzione al semaforo, ai pedoni, i sensi unici. Peggio di una giungla.
Non mi ci sono ancora abituato e anzi posso dire che non ho ancora neanche trovato la posizione giusta sulla mia stessa bici, a furia di sistemare, spostare, alzare manubrio e sella.
La mia bici, che a pensarci bene ho da almeno 12 anni.
Dodici, dico DODICI anni.
Li ho ricontati adesso, usando le dita della mia mano sinistra e l'indice della destra, perché non ci voglio credere. Dodici son tanti, ma li porta bene eh, lo devo ammettere. Un po' di ruggine qui e là, e manca anche un po' di vernice in certi punti del telaio. Ma li porta bene, sì.
Mmmm, certo che però son sempre dodici... ora inizio a capire perché fatico a trovarci la posizione giusta!
Non mi ci sono ancora abituato e anzi posso dire che non ho ancora neanche trovato la posizione giusta sulla mia stessa bici, a furia di sistemare, spostare, alzare manubrio e sella.
La mia bici, che a pensarci bene ho da almeno 12 anni.
Dodici, dico DODICI anni.
Li ho ricontati adesso, usando le dita della mia mano sinistra e l'indice della destra, perché non ci voglio credere. Dodici son tanti, ma li porta bene eh, lo devo ammettere. Un po' di ruggine qui e là, e manca anche un po' di vernice in certi punti del telaio. Ma li porta bene, sì.
Mmmm, certo che però son sempre dodici... ora inizio a capire perché fatico a trovarci la posizione giusta!
mercoledì, gennaio 20, 2010
Day 311, Back to school
Mai più pensavo che avrei sofferto così.
O meglio, avevo un vago sentore che non sarebbe stata esattamente una passeggiata, ma non è bastato.
Tornare sui banchi di lezione è stato un bel colpo.
O meglio, avevo un vago sentore che non sarebbe stata esattamente una passeggiata, ma non è bastato.
Tornare sui banchi di lezione è stato un bel colpo.
domenica, gennaio 17, 2010
Day 309, Basta poco
Una cena improvvisata, quattro amici e una bottiglia di genepy, per rendere una serata piacevole.
Il sole che fa capolino tra le nuvole posate sopra le case, dopo giorni giorni di griugiume, per iniziare bene una domenica.
Una canzone scelta in automatico dal lettore mp3 mentre me ne stavo con gli occhi chiusi, per sentire una brezza che mi circonda, calda di ricordi.
Il sole che fa capolino tra le nuvole posate sopra le case, dopo giorni giorni di griugiume, per iniziare bene una domenica.
Una canzone scelta in automatico dal lettore mp3 mentre me ne stavo con gli occhi chiusi, per sentire una brezza che mi circonda, calda di ricordi.
mercoledì, gennaio 13, 2010
Day 304, Passaggio del testimone
Basta, oggi mi son deciso. E' da quando son tornato in città che sento come avessi una pietra nella scarpa sinistra. Pensa che la prima volta che avvertii quella sensazione mi fermai anche a controllare. Ma non c'era nulla in realtà, e non c'è tutt'ora. Nessuna pietra, solo il dolore. Un po' sotto e un po' dentro. Si presenta all'inizio, da freddo, poi scompare. Poi riappare, verso la fine. Strano da predirsi.
Inutile stare a dire che non posso fermarmi ora con l'allenamento. Spero che il voltaren svolga il suo compito, io dal canto mio mi son deciso. E son andato a comprare un altro paio di scarpe.
Ironicamente è di nuovo periodo di saldi, come il 12 luglio, giorno in cui comprai quelle che ho ora. Quelle che mi hanno portato in giro all'inizio di questa avventura. Sette mesi son passati da allora. E 667 chilometri.
Non le tirerò comunque via, son nostalgico, e poi potrebbero tornar utili per giocare a ping-pong la prossima estate.
Per correre però da domani in poi userò queste:
Inutile stare a dire che non posso fermarmi ora con l'allenamento. Spero che il voltaren svolga il suo compito, io dal canto mio mi son deciso. E son andato a comprare un altro paio di scarpe.
Ironicamente è di nuovo periodo di saldi, come il 12 luglio, giorno in cui comprai quelle che ho ora. Quelle che mi hanno portato in giro all'inizio di questa avventura. Sette mesi son passati da allora. E 667 chilometri.
Non le tirerò comunque via, son nostalgico, e poi potrebbero tornar utili per giocare a ping-pong la prossima estate.
Per correre però da domani in poi userò queste:
Asics Gel-1150
lunedì, gennaio 11, 2010
Day 303, Chi meno spende
Fossi mai in vacanza a Parigi, non c'è dubbio che preferirei pagare piuttosto che sentirmi dire da un cicerone improvvisato: "Questa è la Tour Montparnasse, la più grande di Paris!"
Ero sul punto di gettarmi sotto una macchina in segno di protesta, ma non prima di aver indirizzato gli ignari (o ignoranti) visitatori verso l'altra tour...
E invece sabato pomeriggio, vagando per il museo di arte contemporanea al Palais de Tokyo ho visto per la prima volta questo quadro. Ora devo escogitare un modo per impossessarmene nottetempo.

Ero sul punto di gettarmi sotto una macchina in segno di protesta, ma non prima di aver indirizzato gli ignari (o ignoranti) visitatori verso l'altra tour...
E invece sabato pomeriggio, vagando per il museo di arte contemporanea al Palais de Tokyo ho visto per la prima volta questo quadro. Ora devo escogitare un modo per impossessarmene nottetempo.

Robert Delaunay - Eiffel Tower, 1909
giovedì, gennaio 07, 2010
Day 299, Anno nuovo, vita...?
Una lunga giornata quella di oggi, di quelle che mettono alla prova anche i più duri e navigati esploratori del vecchio continente.
Già non era partita così bene questa mattina, quando, fermo sul binario numero 2 della stazione sentivo annunciare dieci, passati poi a quindici e infine venti, minuti di ritardo per il mio treno. Erano le 6 e 42 circa. E già non partiva affatto bene.
Un viaggio di un'oretta in una carrozza, desertica perché fredda, ed ero a Torino. La mia persona, il mio zaino, la mia valigiona con le rotelle da rollerblade e la mia bicicletta a tracolla, completamente smontata e imballata a regola d'arte in un cartone griffato Unieuro. A Torino arrivavo in stazione ben 5, cinque, minuti prima della partenza del TGV, grazie ai ritardi accumulati sulla tratta. Grazie Trenitalia.
Grazie.
Grazie di cuore.
Grazie.
Non son mai troppi per te i ringraziamenti.
Sul treno ad alta velocità poi la bici ha trovato inaspettatamente un'agile sistemazione nei classici portabagagli supra i sedili dei passeggeri, tra gli sguardi curiosi degli altri viaggiatori a bordo e quelli più perplessi di coloro che occupavano i posti sottostanti. Ma tutto è andato per il verso giusto. Il mezzo non si è mosso di un centimetro ed è entrato in sordina in Gallia, senza alcun temuto diverbio coi controllori.
Approdati nella capitale francese, sono stati prontamente snobbati i taxi, e si è scelto per la più popolare Metro. Con io, il mio zaino, la mia valigia con le rotelle e la mia bici/tracolla.
Fortuna che il prode Gege è accorso in mio aiuto, trascinando la valigiona fin sotto casa, altrimenti non penso sarei ancora arrivato ora.
"Aaaah, quanto ci piace tribolare annoi!" (tribolare = faticare, possibilmente imprecando)
Il risultato però parla da solo, perché la mia bella bicicletta riposa ora nel ripostiglio, tutta bella rimontata e oliata di fresco. E assicurata al termosifone, perchè non si sa mai.
E ora è quasi ora di andare a dormire, e non è che abbia tutta questa voglia di scrivere. Ma lo voglio fare, lo devo fare, non solo per raccontare questo ultimo viaggio tumultuoso, ma anche per ripensare a queste vacanze passate a casa e ringraziare tutti coloro hanno reso vivo e intenso ogni singolo giorno che è trascorso. Perché non c'è n'è uno, uno solo, che rinnego e che vorrei cambiare.
E' stata più dura del solito ripartire. E mi fa pensare che forse non mi ci abituerò mai completamente.
Ma forse è proprio questo il significato della parola "casa".
Già non era partita così bene questa mattina, quando, fermo sul binario numero 2 della stazione sentivo annunciare dieci, passati poi a quindici e infine venti, minuti di ritardo per il mio treno. Erano le 6 e 42 circa. E già non partiva affatto bene.
Un viaggio di un'oretta in una carrozza, desertica perché fredda, ed ero a Torino. La mia persona, il mio zaino, la mia valigiona con le rotelle da rollerblade e la mia bicicletta a tracolla, completamente smontata e imballata a regola d'arte in un cartone griffato Unieuro. A Torino arrivavo in stazione ben 5, cinque, minuti prima della partenza del TGV, grazie ai ritardi accumulati sulla tratta. Grazie Trenitalia.
Grazie.
Grazie di cuore.
Grazie.
Non son mai troppi per te i ringraziamenti.
Sul treno ad alta velocità poi la bici ha trovato inaspettatamente un'agile sistemazione nei classici portabagagli supra i sedili dei passeggeri, tra gli sguardi curiosi degli altri viaggiatori a bordo e quelli più perplessi di coloro che occupavano i posti sottostanti. Ma tutto è andato per il verso giusto. Il mezzo non si è mosso di un centimetro ed è entrato in sordina in Gallia, senza alcun temuto diverbio coi controllori.
Approdati nella capitale francese, sono stati prontamente snobbati i taxi, e si è scelto per la più popolare Metro. Con io, il mio zaino, la mia valigia con le rotelle e la mia bici/tracolla.
Fortuna che il prode Gege è accorso in mio aiuto, trascinando la valigiona fin sotto casa, altrimenti non penso sarei ancora arrivato ora.
"Aaaah, quanto ci piace tribolare annoi!" (tribolare = faticare, possibilmente imprecando)
Il risultato però parla da solo, perché la mia bella bicicletta riposa ora nel ripostiglio, tutta bella rimontata e oliata di fresco. E assicurata al termosifone, perchè non si sa mai.
E ora è quasi ora di andare a dormire, e non è che abbia tutta questa voglia di scrivere. Ma lo voglio fare, lo devo fare, non solo per raccontare questo ultimo viaggio tumultuoso, ma anche per ripensare a queste vacanze passate a casa e ringraziare tutti coloro hanno reso vivo e intenso ogni singolo giorno che è trascorso. Perché non c'è n'è uno, uno solo, che rinnego e che vorrei cambiare.
E' stata più dura del solito ripartire. E mi fa pensare che forse non mi ci abituerò mai completamente.
Ma forse è proprio questo il significato della parola "casa".
domenica, dicembre 20, 2009
Day 279 - Au revoir!
E' giovedì mattina. La sveglia ha suonato come al solito, puntuale alle 7h30 come ogni altra mattina.
Questa volta però non è bastata, un tocco soltanto sul tasto in alto a destra e il silenzio è tornato a riempire la stanza.
Quando poi mi son deciso che è l'ora di schiarirsi le idee e alzarsi, è già passata almeno mezz'ora. E sono in ritardo.
L'ultimo giorno in città, per questo anno che sta precipitosamente arrivando al capolinea.
Con un gesto deciso faccio da parte il piumone e un colpo d'aria più fredda subito viene ad avvolgermi le gambe. Mi metto a sedere, sul lato sinistro del letto, mentre noto un'insolita pesantezza nel tirare su la testa dal cuscino. Un residuo del mirto di ieri sera, penso.
Ma non c'è tempo per le lagne, decido di alzarmi e prima ancora di vestirmi spalanco la finestra e apro la persiana che dà sulla strada di fronte al mio palazzo.
Un paesaggio nuovo mi accoglie, benché familiare, così bianco, ovattato.
Alcuni centimetri di neve sono già scesi a ricoprire ogni cosa, dai tetti alle panchine, alberi e marciapiedi, cancellandone i colori.
E un sorriso si abbozza sul viso per questo inaspettato regalo, proprio nel giorno della partenza: è arrivato il momento di fare le valige, si torna a casa!
Questa volta però non è bastata, un tocco soltanto sul tasto in alto a destra e il silenzio è tornato a riempire la stanza.
Quando poi mi son deciso che è l'ora di schiarirsi le idee e alzarsi, è già passata almeno mezz'ora. E sono in ritardo.
L'ultimo giorno in città, per questo anno che sta precipitosamente arrivando al capolinea.
Con un gesto deciso faccio da parte il piumone e un colpo d'aria più fredda subito viene ad avvolgermi le gambe. Mi metto a sedere, sul lato sinistro del letto, mentre noto un'insolita pesantezza nel tirare su la testa dal cuscino. Un residuo del mirto di ieri sera, penso.
Ma non c'è tempo per le lagne, decido di alzarmi e prima ancora di vestirmi spalanco la finestra e apro la persiana che dà sulla strada di fronte al mio palazzo.
Un paesaggio nuovo mi accoglie, benché familiare, così bianco, ovattato.
Alcuni centimetri di neve sono già scesi a ricoprire ogni cosa, dai tetti alle panchine, alberi e marciapiedi, cancellandone i colori.
E un sorriso si abbozza sul viso per questo inaspettato regalo, proprio nel giorno della partenza: è arrivato il momento di fare le valige, si torna a casa!
venerdì, dicembre 18, 2009
Day 276 - Luci e colori
In alcune strade si stanno facendo largo le prime luminarie natalizie. A dire il vero dovrebbero essere ben 25 le vie addobbate a festa, ma chissà dove sono. Non ho più girato molto ultimamente.
Però c'è il municipio del mio arrondissement, il 14°, che mi piace un sacco. E sarà perché il più vicino a casa, proprio sul tragitto che seguo a ritorno dal lavoro, ma è l'unico che si è meritato una sosta per un paio di foto, a qualche grado sotto zero.
Però c'è il municipio del mio arrondissement, il 14°, che mi piace un sacco. E sarà perché il più vicino a casa, proprio sul tragitto che seguo a ritorno dal lavoro, ma è l'unico che si è meritato una sosta per un paio di foto, a qualche grado sotto zero.
martedì, dicembre 08, 2009
Day 269, Long term thinking
Mi piace quando pianifico per bene qualcosa. Quel senso di certezza che deriva dall'essermi preso il tempo dovuto per sviscerare i pro e i contro di una scelta, è una cosa che mi fa stare in pace.
Come questa cosa della corsa mi piace, mi piace seguire questo allenamento, perché per me è come una ricetta: se seguo tutti i punti, miscelo bene gli ingredienti, dall'inizio alla fine, so che raggiungerò il risultato finale (che ha la forma di un enorme panettone candito e farcito col mascarpone, per ora).
E anche se succede a volte che non ho voglia, o incrocio pensieri sulla falsariga di "chi me l'ha fatto fare?", o c'è qualche cos'altro più allettante da fare, non mi va di rimandare troppo l'allenamento. E' come se mancassi il sale nell'acqua che bolle per la pasta, gisuto per fare un paragone con la mia sublime arte culinaria.
Certo però che stasera alla cena al ristorante dentro il Louvre, organizzata in concomitanza con una conferenza europea all'Università (e quindi offerta), con annessa visita guidata di sale inedite, ci potevo anche andare.
E invece no, si va a provare questa nuova distanza, una mezza maratona di ventuno chilometri, sotto questa simpatica pioggerellina nebulizzata.
Senza neanche sapere il tempo finale, tra l'altro. Maledetto orologio da quattro soldi, la prossima volta che sgarri ti tiro sotto un pullman.
Thornley - So far so good
Come questa cosa della corsa mi piace, mi piace seguire questo allenamento, perché per me è come una ricetta: se seguo tutti i punti, miscelo bene gli ingredienti, dall'inizio alla fine, so che raggiungerò il risultato finale (che ha la forma di un enorme panettone candito e farcito col mascarpone, per ora).
E anche se succede a volte che non ho voglia, o incrocio pensieri sulla falsariga di "chi me l'ha fatto fare?", o c'è qualche cos'altro più allettante da fare, non mi va di rimandare troppo l'allenamento. E' come se mancassi il sale nell'acqua che bolle per la pasta, gisuto per fare un paragone con la mia sublime arte culinaria.
Certo però che stasera alla cena al ristorante dentro il Louvre, organizzata in concomitanza con una conferenza europea all'Università (e quindi offerta), con annessa visita guidata di sale inedite, ci potevo anche andare.
E invece no, si va a provare questa nuova distanza, una mezza maratona di ventuno chilometri, sotto questa simpatica pioggerellina nebulizzata.
Senza neanche sapere il tempo finale, tra l'altro. Maledetto orologio da quattro soldi, la prossima volta che sgarri ti tiro sotto un pullman.
Thornley - So far so good
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