C'era un po' di apprensione nell'aria nei giorni scorsi.
Perché, legato a doppio filo col ritorno alle lezioni al PoliTo, c'era la spinosa questione trasporti.
Alzarsi presto la mattina, guidare nella nebbia per una ventina di minuti circa, gironzolare nei pressi della stazione alla disperata ricerca di un posto in cui lasciare l'auto, fare la fila nell'unico sportello aperto per fare il biglietto, fare attenzione al tizio che ci prova sempre a fregarti sul resto, aspettare sul binario un treno con in media mezz'ora di ritardo e annunciato tre minuti prima dell'arrivo, farsi il viaggio in piedi o seduto in una carrozza senza riscaldamento, arrivare in stazione a Torino con un ritardo mostruoso e precipitarsi ad aspettare il pullman, che non sai mai se e quando arriva.
E invece no.
Quest'oggi inzio soft, con solo il pomeriggio. E quindi niente sveglia presto e niente nebbia per la strada. Arrivato in stazione ho trovato posto nella piazzetta principale, a meno di venti metri dall'ingresso. Nessuno in coda allo sportello e un nuovo impiegato, preciso e gentile.
Il treno è arrivato in orario e, seppure fosse affollato, ho trovato posto. Al caldo. Il mezzo ferrato ha proseguito poi la sua corsa con regolarità, senza accumulare ritardi fino alla stazione capolinea. Anche il pullman è arrivato praticamente subito, e non c'era traffico per le vie della città.
Risultato finale: ben 5 minuti di anticipo dall'inizio delle lezioni.
Chapeau!
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lunedì, febbraio 08, 2010
giovedì, gennaio 07, 2010
Day 299, Anno nuovo, vita...?
Una lunga giornata quella di oggi, di quelle che mettono alla prova anche i più duri e navigati esploratori del vecchio continente.
Già non era partita così bene questa mattina, quando, fermo sul binario numero 2 della stazione sentivo annunciare dieci, passati poi a quindici e infine venti, minuti di ritardo per il mio treno. Erano le 6 e 42 circa. E già non partiva affatto bene.
Un viaggio di un'oretta in una carrozza, desertica perché fredda, ed ero a Torino. La mia persona, il mio zaino, la mia valigiona con le rotelle da rollerblade e la mia bicicletta a tracolla, completamente smontata e imballata a regola d'arte in un cartone griffato Unieuro. A Torino arrivavo in stazione ben 5, cinque, minuti prima della partenza del TGV, grazie ai ritardi accumulati sulla tratta. Grazie Trenitalia.
Grazie.
Grazie di cuore.
Grazie.
Non son mai troppi per te i ringraziamenti.
Sul treno ad alta velocità poi la bici ha trovato inaspettatamente un'agile sistemazione nei classici portabagagli supra i sedili dei passeggeri, tra gli sguardi curiosi degli altri viaggiatori a bordo e quelli più perplessi di coloro che occupavano i posti sottostanti. Ma tutto è andato per il verso giusto. Il mezzo non si è mosso di un centimetro ed è entrato in sordina in Gallia, senza alcun temuto diverbio coi controllori.
Approdati nella capitale francese, sono stati prontamente snobbati i taxi, e si è scelto per la più popolare Metro. Con io, il mio zaino, la mia valigia con le rotelle e la mia bici/tracolla.
Fortuna che il prode Gege è accorso in mio aiuto, trascinando la valigiona fin sotto casa, altrimenti non penso sarei ancora arrivato ora.
"Aaaah, quanto ci piace tribolare annoi!" (tribolare = faticare, possibilmente imprecando)
Il risultato però parla da solo, perché la mia bella bicicletta riposa ora nel ripostiglio, tutta bella rimontata e oliata di fresco. E assicurata al termosifone, perchè non si sa mai.
E ora è quasi ora di andare a dormire, e non è che abbia tutta questa voglia di scrivere. Ma lo voglio fare, lo devo fare, non solo per raccontare questo ultimo viaggio tumultuoso, ma anche per ripensare a queste vacanze passate a casa e ringraziare tutti coloro hanno reso vivo e intenso ogni singolo giorno che è trascorso. Perché non c'è n'è uno, uno solo, che rinnego e che vorrei cambiare.
E' stata più dura del solito ripartire. E mi fa pensare che forse non mi ci abituerò mai completamente.
Ma forse è proprio questo il significato della parola "casa".
Già non era partita così bene questa mattina, quando, fermo sul binario numero 2 della stazione sentivo annunciare dieci, passati poi a quindici e infine venti, minuti di ritardo per il mio treno. Erano le 6 e 42 circa. E già non partiva affatto bene.
Un viaggio di un'oretta in una carrozza, desertica perché fredda, ed ero a Torino. La mia persona, il mio zaino, la mia valigiona con le rotelle da rollerblade e la mia bicicletta a tracolla, completamente smontata e imballata a regola d'arte in un cartone griffato Unieuro. A Torino arrivavo in stazione ben 5, cinque, minuti prima della partenza del TGV, grazie ai ritardi accumulati sulla tratta. Grazie Trenitalia.
Grazie.
Grazie di cuore.
Grazie.
Non son mai troppi per te i ringraziamenti.
Sul treno ad alta velocità poi la bici ha trovato inaspettatamente un'agile sistemazione nei classici portabagagli supra i sedili dei passeggeri, tra gli sguardi curiosi degli altri viaggiatori a bordo e quelli più perplessi di coloro che occupavano i posti sottostanti. Ma tutto è andato per il verso giusto. Il mezzo non si è mosso di un centimetro ed è entrato in sordina in Gallia, senza alcun temuto diverbio coi controllori.
Approdati nella capitale francese, sono stati prontamente snobbati i taxi, e si è scelto per la più popolare Metro. Con io, il mio zaino, la mia valigia con le rotelle e la mia bici/tracolla.
Fortuna che il prode Gege è accorso in mio aiuto, trascinando la valigiona fin sotto casa, altrimenti non penso sarei ancora arrivato ora.
"Aaaah, quanto ci piace tribolare annoi!" (tribolare = faticare, possibilmente imprecando)
Il risultato però parla da solo, perché la mia bella bicicletta riposa ora nel ripostiglio, tutta bella rimontata e oliata di fresco. E assicurata al termosifone, perchè non si sa mai.
E ora è quasi ora di andare a dormire, e non è che abbia tutta questa voglia di scrivere. Ma lo voglio fare, lo devo fare, non solo per raccontare questo ultimo viaggio tumultuoso, ma anche per ripensare a queste vacanze passate a casa e ringraziare tutti coloro hanno reso vivo e intenso ogni singolo giorno che è trascorso. Perché non c'è n'è uno, uno solo, che rinnego e che vorrei cambiare.
E' stata più dura del solito ripartire. E mi fa pensare che forse non mi ci abituerò mai completamente.
Ma forse è proprio questo il significato della parola "casa".
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