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lunedì, giugno 13, 2011
domenica, marzo 13, 2011
Let's parrrrty
Questa settimana che si è appena conclusa è stata nientepopòdimeno che la prima del terzo anno in terra parigina. E nonostante sian già più di settecento, dico, settecento giorni che son qui, mi sento sempre un po' come il topo Disney che arriva dopo un lungo viaggio e vede la Tour per la prima volta...
Ma bando ai pensieri malinconici, proporrei di festeggiare con un po' di buona musica francese (ebbene sì, ogni tanto la si trova anche! :D)
Au revoir!
Un topo lungo la Senna (uno dei tanti in realtà...)
Ma bando ai pensieri malinconici, proporrei di festeggiare con un po' di buona musica francese (ebbene sì, ogni tanto la si trova anche! :D)
Erik Satie - Gymnopédie No. 1
Au revoir!
venerdì, ottobre 01, 2010
C'è chi resta e c'è chi parte
Questa mattina girovagando per la rete, son finito su questo articolo: "Nessuno" in Patria, "qualcuno" altrove. Gli italiani se ne vanno. Di nascosto di Claudia Cucchiarato, che potete leggere qui.
Non è il primo, nè sarà l'ultimo sulla nuova generazione di emigranti italiani. Ogni due o tre mesi, ciclicamente, mi capita infatti di leggere pezzi simili, o quantomeno di parlarne, con amici, colleghi o conoscenti.
Questa volta però ci si chiedeva quanti sono in realtà gli italiani che si trovano all'estero, se sono iscritti all'AIRE (l'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero) e di raccontare brevemente la propria storia.
Vi invito a leggerne qualcuna, le trovate qui. Io l'ho fatto e in molte si legge lo sconforto, la tristezza, a volte la rabbia, per essersi dovuti trasferire così lontano per trovare un proprio spazio. Ma in molti brani traspare anche la determinazione a non voler scendere a compromessi sul proprio futuro, che porta ad accettare anche la lontananza dalla propria casa e i propri affetti.
Quella che segue invece è la storia che ho tirato giù io.
Era febbraio 2009. Avevo conseguito da pochi giorni la laurea in Ingegneria Telematica presso il Politecnico di Torino. Ero entusiasta e soddisfatto di me stesso per il raggiungimento dell'importante traguardo, dopo anni di studio e di sacrifici, non solo da parte mia, ma anche della mia famiglia.
Ma le prospettive che si mi presentavano d'innanzi non erano altrettanto incoraggianti. Dopo alcuni colloqui presso le più note società di Consulenza Informatica, le uniche che sembrano interessarsi ai giovani neolaureati, decisi di cambiare strategia. Decisi di "guardami attorno" in un senso più ampio, volgendo lo sguardo anche oltre i confini del mio Paese se necessario. E fu così che trovai un posto come ricercatore presso un'Università di Parigi, dove in seguito iniziai un programma di dottorato.
Tutt'oggi non rinnego la mia scelta: ho un impiego che mi piace e mi dà grandi soddisfazioni, sono circondato da professori e colleghi competenti e disponibili, c'è un grande sostegno, sia a livello di finanziamenti per la ricerca che dal lato umano. Senza contare il contributo della città, una vera capitale Europea che mi ha permesso di aprire gli occhi anche "socialmente" parlando, grazie al contatto con persone provenienti da altri stati, con le loro differenti lingue, culture e tradizioni.
Un'esperienza che ha certamente cambiato e cambierà la mia vita, nella speranza di tornare, un giorno, nel mio Paese...
Non è il primo, nè sarà l'ultimo sulla nuova generazione di emigranti italiani. Ogni due o tre mesi, ciclicamente, mi capita infatti di leggere pezzi simili, o quantomeno di parlarne, con amici, colleghi o conoscenti.
Questa volta però ci si chiedeva quanti sono in realtà gli italiani che si trovano all'estero, se sono iscritti all'AIRE (l'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero) e di raccontare brevemente la propria storia.
Vi invito a leggerne qualcuna, le trovate qui. Io l'ho fatto e in molte si legge lo sconforto, la tristezza, a volte la rabbia, per essersi dovuti trasferire così lontano per trovare un proprio spazio. Ma in molti brani traspare anche la determinazione a non voler scendere a compromessi sul proprio futuro, che porta ad accettare anche la lontananza dalla propria casa e i propri affetti.
Quella che segue invece è la storia che ho tirato giù io.
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Era febbraio 2009. Avevo conseguito da pochi giorni la laurea in Ingegneria Telematica presso il Politecnico di Torino. Ero entusiasta e soddisfatto di me stesso per il raggiungimento dell'importante traguardo, dopo anni di studio e di sacrifici, non solo da parte mia, ma anche della mia famiglia.
Ma le prospettive che si mi presentavano d'innanzi non erano altrettanto incoraggianti. Dopo alcuni colloqui presso le più note società di Consulenza Informatica, le uniche che sembrano interessarsi ai giovani neolaureati, decisi di cambiare strategia. Decisi di "guardami attorno" in un senso più ampio, volgendo lo sguardo anche oltre i confini del mio Paese se necessario. E fu così che trovai un posto come ricercatore presso un'Università di Parigi, dove in seguito iniziai un programma di dottorato.
Tutt'oggi non rinnego la mia scelta: ho un impiego che mi piace e mi dà grandi soddisfazioni, sono circondato da professori e colleghi competenti e disponibili, c'è un grande sostegno, sia a livello di finanziamenti per la ricerca che dal lato umano. Senza contare il contributo della città, una vera capitale Europea che mi ha permesso di aprire gli occhi anche "socialmente" parlando, grazie al contatto con persone provenienti da altri stati, con le loro differenti lingue, culture e tradizioni.
Un'esperienza che ha certamente cambiato e cambierà la mia vita, nella speranza di tornare, un giorno, nel mio Paese...
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Home is where your heart is.
(La casa è dove c'è il tuo cuore)
(La casa è dove c'è il tuo cuore)
giovedì, marzo 25, 2010
Réveil
Non male. Dopo la piccola pausa che mi son preso per lasciare spazio a voi, il numero di commenti è cresciuto a DISMISURA rispetto al solito!
Non male.
E ricomincio da qui. Una cosa che si sarà notata in questo post, è l'assenza del contatore dei giorni nel titolo. Ho deciso di toglierlo per tre diversi motivi.
Il primo è che mi sono sbagliato, da qualche parte, nel conto. E adesso dovrei già essere oltre la fatidica soglia di 365, mentre mi pare di ricordare diversamente.
La seconda è che non ha più molto senso in se questo numero. Se infatti quando iniziai pensavo: "Tra un anno esatto sarò di nuovo a casa", ora un po' di cose son cambiate e non sarà più così.
La terza è ultima ragione è che potrei, sì, continuare a contare i miei giorni qui, ma sinceramente non che abbia tutta 'sta voglia di continuare a sommare giorni su giorni fino ad arrivare come minimo a 1360. Mi manca la voglia e ad essere onesti mi spaventa anche un po'.
Via il contatore e si continua come nulla fosse.
Questa mattina ero motivato per andare in piscina. Dopo alcuni giorni di assenza, vuoi per un motivo, vuoi per l'altro, ho messo la sveglia alle 6.45 e quando è suonata son saltato giù dal letto. Mi son cambiato veloce, ho preparato lo zaino con tutto l'occorrente, ho preso le chiavi di casa e avevo già un piede fuori dall'appartamento quando mi son reso conto di aver dimenticato l'abbonamento in ufficio. C@%%#!
Non è la prima volta che mi capita, ovviamente, però di solito me ne accorgo un po' prima di mettere la sveglia così di buon'ora.
Così, per non rendere vana la levataccia, ho rimediato una corsetta attorno al parco.
E mentre avanzavo ho visto una città risvegliarsi assieme a me, nell'aria frizzante di questo inizio primavera.
Gli occhi, le grandi finestre dei palazzi affacciati sugli avenue, si aprivano stropicciandosi.
E i portoni sbadigliavano pigramente lasciando uscire le automobili, spinte anch'esse da motori un po' assonnati.
C'erano persino gli addetti alla pulizia che lavavano i denti alla città, a suon di getti pressurizzati e spazzolate.
Non male.
E ricomincio da qui. Una cosa che si sarà notata in questo post, è l'assenza del contatore dei giorni nel titolo. Ho deciso di toglierlo per tre diversi motivi.
Il primo è che mi sono sbagliato, da qualche parte, nel conto. E adesso dovrei già essere oltre la fatidica soglia di 365, mentre mi pare di ricordare diversamente.
La seconda è che non ha più molto senso in se questo numero. Se infatti quando iniziai pensavo: "Tra un anno esatto sarò di nuovo a casa", ora un po' di cose son cambiate e non sarà più così.
La terza è ultima ragione è che potrei, sì, continuare a contare i miei giorni qui, ma sinceramente non che abbia tutta 'sta voglia di continuare a sommare giorni su giorni fino ad arrivare come minimo a 1360. Mi manca la voglia e ad essere onesti mi spaventa anche un po'.
Via il contatore e si continua come nulla fosse.
Questa mattina ero motivato per andare in piscina. Dopo alcuni giorni di assenza, vuoi per un motivo, vuoi per l'altro, ho messo la sveglia alle 6.45 e quando è suonata son saltato giù dal letto. Mi son cambiato veloce, ho preparato lo zaino con tutto l'occorrente, ho preso le chiavi di casa e avevo già un piede fuori dall'appartamento quando mi son reso conto di aver dimenticato l'abbonamento in ufficio. C@%%#!
Non è la prima volta che mi capita, ovviamente, però di solito me ne accorgo un po' prima di mettere la sveglia così di buon'ora.
Così, per non rendere vana la levataccia, ho rimediato una corsetta attorno al parco.
E mentre avanzavo ho visto una città risvegliarsi assieme a me, nell'aria frizzante di questo inizio primavera.
Gli occhi, le grandi finestre dei palazzi affacciati sugli avenue, si aprivano stropicciandosi.
E i portoni sbadigliavano pigramente lasciando uscire le automobili, spinte anch'esse da motori un po' assonnati.
C'erano persino gli addetti alla pulizia che lavavano i denti alla città, a suon di getti pressurizzati e spazzolate.
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